Un freelance non ha un marchio aziendale che lo precede: chi lo valuta guarda i lavori e la persona. La presenza digitale serve a rendere disponibili entrambe le cose a chi ti sta cercando, anche quando non stai promuovendo niente.
Cosa serve, in ordine di utilità
1. Un sito con i lavori
Il sito deve far vedere cosa sai fare, non raccontarlo. Pochi lavori scelti, ognuno con il problema di partenza e cosa hai fatto, valgono più di una galleria di venti immagini senza contesto. Se lavori sotto riservatezza, descrivi il caso senza nominare il cliente.
2. LinkedIn aggiornato
Per molti freelance è il primo risultato sul proprio nome, quindi vale la pena tenerlo in ordine: headline che dice cosa fai, sommario asciutto, esperienze concrete. Pubblicare con regolarità aiuta, ma viene dopo.
3. Una pagina link-in-bio
Con Bink (binatomy.link) raccogli portfolio, servizi, prenotazione e contatti in un unico link da mettere nei profili social e sul biglietto da visita, e lo aggiorni senza toccare il sito.
4. Contenuti, se riesci a tenerli
Blog, newsletter, video: scegline uno e tienilo. Un canale aggiornato ogni due settimane lavora; cinque canali abbandonati comunicano che l'attività è ferma.
Errori da evitare
- Aspettare che sia perfetto: un sito di una pagina online oggi vale più di un sito completo fra sei mesi
- Copiare un altro freelance: a parità di impressione, il cliente sceglie l'originale
- Ignorare la SEO: vale la pena sapere quali parole cercano i tuoi clienti e usarle nelle pagine
- Non dire i prezzi: anche solo una fascia filtra le richieste fuori budget
Quanto costa partire
Meno di quanto si pensi, se si parte dall'essenziale. Una landing page costa 490 € e non ha costi di gestione; un sito vetrina fino a tre pagine, con il pannello per aggiornarlo da solo, costa 990 € e comprende il primo anno di licenza. Uno shooting di un'ora per il ritratto e qualche immagine di lavoro parte da 390 €. Tutti gli importi sono più IVA e stanno nel listino.