Non è un sito: è un negozio che lavora
Un sito vetrina racconta. Un e-commerce incassa, segna la giacenza, emette il documento e avvisa il cliente. Kommerce fa la seconda cosa: quando arriva un ordine il telefono suona, la giacenza scende e la fattura parte.
Dietro c’è Bink, il conto di Binatomy: la carta la incassa lui, con Stripe, e il denaro arriva sul conto dell’attività. Non passa da noi in nessun momento.
Ogni mestiere ha le sue regole, e le rispetta
Diciotto mestieri, ognuno con le sue: un mazzo di fiori non si restituisce e la legge lo dice (art. 59 del Codice del Consumo), un maglione sì e ha quattordici giorni. L’IVA di un libro non è quella di una bottiglia di vino.
Kommerce sa di che mestiere sei e scrive le cose giuste al checkout, sulle schede e in fattura. Non è un dettaglio da avvocati: è quello che ti evita una contestazione.
Ti trovano: Google, le mappe e le AI
Ogni scheda prodotto esce con i dati strutturati a posto, prezzo e disponibilità compresi. Le pagine per comune intercettano chi cerca «consegna a domicilio a…».
E c’è la parte che quasi nessuno fa: il sito si fa leggere anche dagli assistenti (ChatGPT, Perplexity, Gemini), con un file che spiega loro che cosa vendi e a chi.
Il prodotto si gira, come in negozio
Chi compra online non può prendere in mano l’oggetto, ed è lì che nasce quasi ogni reso. Con Kommerce metti il prodotto su una base girevole, scatti ventiquattro foto col telefono e il cliente lo gira col dito.
Se hai il modello 3D dal fornitore, si ruota, si ingrandisce e sul telefono si appoggia sul tavolo di casa. Si scarica solo a chi lo chiede: chi voleva il prezzo non aspetta un megabyte.